The Migrant School of Bodies 2017

a cura di Ariella Vidach e Maria Paola Zedda

The Migrant School of Bodies, nato dalla direzione artistica di Ariella Vidach e Maria Paola Zedda, è un percorso di natura laboratoriale, partecipativa e performativa, svolto a Milano da aprile al 31 luglio 2018 con il coinvolgimento di un gruppo di cittadine immigrate e richiedenti asilo di prima e seconda generazione. Il lavoro ha esplorato la rappresentazione del confine fisico, psicologico, territoriale, linguistico, individuando il corpo, in particolare quello femminile, come campo d’indagine privilegiato.

Nel progetto, realizzato con la collaborazione dell’associazione Mo’O Me Ndama che da anni lavora sulla diffusione e la conoscenza del patrimonio culturale africano, coreografi e artisti visivi hanno sviluppato un percorso laboratoriale e performativo avvalendosi di una metodologia di didattica sperimentale i cui esiti sono stati restituiti pubblicamente in forma di performance e video documentazione. Il progetto si è articolato secondo diverse fasi:

– Individuazione dei gruppi di lavoro con incontri con le associazioni e i centri di accoglienza. Incontri motivazionali con i gruppi di richiedenti asilo. Incontri, call e selezione tra giovani danzatori hip hop e afro di seconda generazione, attraverso le reti informali della street dance. (Aprile 2018).

– All’interno di questo processo è stata selezionato un gruppo allargato di 10 donne, immigrate di prima e seconda generazione e richiedenti asilo, che hanno lavorato durante i workshop in un contesto aperto anche a un gruppo ristretto di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera e di neodiplomati della Scuola Civica Paolo Grassi. I coreografi Ariella Vidach e Lazare Ohandja insieme al collettivo artistico milanese Studio Azzurro hanno iniziato ad aprile un lavoro esplorativo attraverso interviste, incontri individuali tra le donne immigrate coinvolte, sia legati alla coscienza del corpo sia alla relazione con l’immagine del confine e la sua rappresentazione. (Fine aprile inizio maggio 2018)

– Incontri collettivi interculturali, laboratori di condivisione di pratiche, coreografiche, musicali, corporee (maggio – giugno 2018). Il laboratorio interdisciplinare è stato tenuto da artisti italiani e internazionali che hanno indagato l’esperienza della migrazione e del confine attraverso prospettive disciplinari differenti. Il lavoro è stato realizzato attraverso la tecnica della Sharing practice (condivisione di pratiche), partendo dal patrimonio tradizionale con una metodologia aperta e sperimentale che ha ispirato tutte le fasi di The Migrant School of Bodies.

Gli artisti coinvolti sono Nezaket Ekici (Turchia – Germania) artista visiva, Mike Cooper (UK), musicista, lavora da anni sul suono arcipelagico, Ariella Vidach (Croazia – Italia), Lazare Ohandja (Camerun – Italia) hanno vissuto l’esperienza della migrazione in prima persona. I laboratori si sono svolti presso DiDstudio, Fabbrica del Vapore e la scuola Mo’O Me Ndama

– Pratiche urbane di long duration performance a cura di Nezaket Ekici (maggio 2018).

– Incontro teorico e performativo presso MUDEC Museo delle Culture, Milano (21 giugno 2018)

La rappresentazione della migrazione nella coreografia e nella performance contemporanea con Antonia Alampi (Extra City, Antwerp), Daniel Blanga Gubbay (Kunsten Festival des Arts, Bruxelles), Lina Balathbat (SAVVY Contemporary, Berlino), proiezione Studio Azzurro (primo estratto di The Migrant School of Bodies), interventi performativi – estratti di The Migrant School of Bodies

– Esiti scenici e costruzione coreografica (giugno luglio)

Quattro sono state le tappe performative elaborate, con una costruzione coreografica partecipativa dai materiali, durante i laboratori, a cura della coreografa Ariella Vidach con la regia di Claudio Prati (luglio 2018). Il lavoro si è nutrito di una ricerca intima della corporeità femminile che rimanda alle componenti rituali, ma anche a un sistema di simboli e segni, che si avvale dell’esperienza dell’attraversamento, geografico e culturale.

Il primo appuntamento si è tenuto nell’ambito del festival Contaminafro il 29 giugno presso lo spazio esterno di Fabbrica del Vapore, e il 30 giugno presso i Giardini della Triennale. Il 12 luglio la prima assoluta si è tenuta presso Fondazione Giangiacomo Feltrinelli via Pasubio, all’interno del Festival Voices&Borders.

A grande richiesta il lavoro è replicato il 30 luglio presso DiDstudio, Fabbrica del Vapore.